“Non può essere tutto così stupendo... mi sto sentendo bene, mi sto sentendo troppo bene.
Mhh...Dov’è la fregatura? Ho paura. No, non posso proprio permettermi di stare male qui.”


Questo ho pensato il primo giorno, guardando fuori dal finestrino della Dacia Duster appena presa a noleggio.

Davanti a me vedevo distese naturali senza una fine e senza nessuno... non vedevo case, non vedevo altre macchine, non vedevo altre persone; c’eravamo io e le mie compagne d’avventura, che come me guardavano fuori, guida dell’Islanda alla mano. Ne avevamo 5 e tutte diverse.
Prima di partire ero indecisa sul tipo di attrezzatura fotografica da portare con me. Avevo anche pensato di non portar nulla e di godermi questo viaggio senza l’impegno della reflex. Sì, perché la mia reflex (più obiettivo) pesa sui 2 kg e per portarsela dietro tutto il giorno bisogna avere della gran voglia, oltre al “rischio” di romperla o bagnarla! Il nostro era un viaggio zaino in spalla, macchina e tenda! On The Road!
Poi che foto credevo di fare?
Non mi sono mai reputata una paesaggista... sono troppo pigra per esserlo.
Doppie esposizioni, cavalletto, alzarsi all’alba per la luce migliore, aspettare...ehm no.
Però qualcosa mi diceva che se avessi lasciato a casa la mia reflex, me ne sarei pentita amaramente!
Le possibilità quindi erano due: o lasciarla perennemente nella sua custodia o tenerla perennemente al collo. Inutile dirlo... oltre ogni mia aspettativa, l’Islanda ha avuto il potere di cancellare in me ogni traccia della mia storica pigrizia.
Sono felice di aver fatto questo progetto fotografico, perché questa terra mi ha conquistata e in qualche modo sento di doverla ringraziare.
Vi dico fin da subito che mi dispiace, ma le mie fotografie non rendono la bellezza che ho visto...ma ci ho provato, nei miei limiti!


Ma perchè “þetta reddast”?
Credo di aver percepito “a pieno” il suo significato il secondo giorno... quando per la prima volta ho visto una balena.

Non me lo dimenticherò mai.

Emergono per respirare e infine si re-immergono nell’oceano con una eleganza incredibile, la loro coda lentamente scompare.
È stato come se quella balena avesse preso i miei pensieri e le mie paure e le avesse trascinate giù con lei.
Da lì mi son detta: “Sì... andrà meglio, tutto si sistemerà”.
Senza nemmeno farlo apposta, mi sono ricordata di una cosa letta sulla guida, prima di partire.
In una terra come l’Islanda, dove gli eventi climatici e naturali sono avversi, esiste un modo di dire, una sorta di vero e proprio motto nazionale:

þetta reddast, ovvero “Alla fine le cose si sistemeranno!”.
Questo mi ha insegnato l’Islanda... eruzioni vulcaniche, ghiacci perenni e inverni lunghi e bui non scoraggiano questo popolo fiero e intrepido, dobbiamo seguire il loro esempio, bisogna sempre ritrovare la forza di ricostruire e ricorstruirsi.